Blue Flower

Berna, 26 maggio 2016 - La Commissione dell’Ambiente del Consiglio nazionale (CAPTE-N) raccomanda di non più considerare il lupo un animale strettamente protetto e chiede di poterlo cacciare

 Questo dimostra che la visione del Consiglio federale sul tema grandi predatori non è da tutti condivisa. Invece di realizzare per gli allevatori misure di protezione costose e inutili, il governo federale deve finalmente mettere in applicazione la mozione Fournier, che chiede di rinegoziare la Convenzione di Berna sulla diversità biologica. La Commissione dell’Ambiente del nazionale (CAPTE-N) si è allineata alla precedente decisione che aveva preso nei mesi scorsi la Commissione del Consiglio agli Stati (CAPTE-S), a proposito della problematica di gestione della protezione del lupo. Tutte e due le Commissioni delle Camere hanno accettato le proposte presentate (mozione Rieder – iniziativa cantonale vallesana “Lupo, la festa è finita”) che chiedono che il lupo possa essere cacciato. Queste decisioni sono in controtendenza all’attuale politica della Confederazione. Rappresentano pure un’importante tappa nella messa in discussione del concetto nazionale lupo – lince, che prevede misure e azioni che sono spesso costose e inefficaci.

L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori domanda alla Confederazione di sospendere questi concetti e di lasciare ai Cantoni la responsabilità di decidere in quali regioni si ritiene adeguata la presenza del lupo. È auspicabile che i Cantoni alpini stabiliscano un piano strategico condiviso con definiti gli spazi ove l’allevamento di piccoli ruminanti (pecore, capre in particolar modo), il turismo e la gestione attiva del paesaggio sono prioritari.

La nostra Associazione è convinta che ritirandosi dalla Convenzione di Berna, o rinegoziandola prevedendo delle precise riserve, sarà possibile tener conto delle rivendicazioni provenienti dalle regioni che sono particolarmente toccate dalla presenza e dall’espansione dei grandi predatori.

Informazioni supplementari:

Germano Mattei

Co-presidente dell’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori

Cel. 079 428 40 59 / www.atsenzagp.org

 

La Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati è favorevole a una modifica della legge sulla caccia affinché il lupo possa essere cacciato.

Questa misura si spinge ben oltre la moderata regolazione delle popolazioni di lupi decisa l’anno scorso dal Parlamento. Con 6 voti contro 4 e 2 astensioni, la Commissione propone alla propria Camera di accogliere la mozione Imoberdorf (Rieder) 14.3570 «Inserire il lupo tra le specie cacciabili».

La mozione incarica il Consiglio federale di presentare una modifica della legge sulla caccia che permetta di cacciare il lupo durante l’intero arco dell’anno. La Commissione ha ribadito che le preoccupazioni dei Cantoni di montagna concernenti la problematica del lupo vanno prese sul serio.

Palazzo federale

Fondamentalmente ritiene che, per quanto concerne i singoli abbattimenti, ai Cantoni vadano attribuite maggiori competenze rispetto a quanto prevede attualmente la legge. La maggioranza dalla Commissione vuole tuttavia fare un ulteriore passo avanti e dare un segnale accogliendo la mozione.

Essa ritiene infatti che l’attuale modello di misure volte a prevenire i danni (protezione del bestiame) e ad abbattere i singoli esemplari problematici e in presenza di popolazioni regionali elevate non sia sufficiente. L’incremento del numero di lupi deve essere frenato intervenendo in modo efficace sulla loro popolazione come dimostrano le esperienze fatte in diversi Paesi d’Europa.

La maggioranza della Commissione è consapevole che promuovendo la caccia di questo animale si spinge ben oltre il quadro normativo deciso l’anno scorso con l’adozione della mozione Engler 14.3151.

La caccia non è affatto conciliabile con la permanenza nella Convenzione di Berna che classifica il lupo quale specie faunistica «assolutamente protetta». La minoranza della Commissione respinge la mozione e ricorda anche la soluzione equilibrata trovata dalle Camere accogliendo la mozione Engler, che tenta di conciliare le aspettative della popolazione di montagna con le esigenze legate alla protezione del lupo.

Sempre secondo la minoranza della Commissione, il solo fatto che la protezione del lupo in Svizzera sia garantita nella Costituzione come anche nella Convenzione di Berna escluderebbe già di per sé la caccia.

Sempre su questo tema, la Commissione propone, con 10 voti contro 2, di non dare seguito all’iniziativa del Cantone Vallese 14.320 «Lupo. La festa è finita!». L’iniziativa chiede al Parlamento di procedere a una modifica legislativa che collima con la richiesta della mozione. La Commissione ritiene che, vista l’adozione delle mozione, il Parlamento non dovrebbe legiferare in materia.

L’Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori è preoccupata per quanto propone la nuova stratega federale per la gestione dei grandi carnivori (lupo e lince). Constatato che la stessa è inefficace per fronteggiare la problematica, chiediamo ai Parlamentari di attivarsi per trovare soluzioni adeguate

Berna, 02.02.2016 -  Il 2015 è stato un anno nefasto per gli allevatori di bestiame nelle regioni di montagna. Malgrado le misure di protezione adottate, le perdite causate dai grandi predatori sono aumentate. Le conseguenze sugli alpeggi e per gli agricoltori stessi sono spesso drammatiche. I costi a carico della Confederazione, dei Cantoni e delle persone toccate da queste problematiche sono aumentati in maniera sproporzionata.

A causa di questa situazione, un numero importante di alpeggi di pecore e capre sono in pericolo di abbandono. Tradizioni e prodotti nostrani tradizionali sono a rischio di sparizione. Si rileva che i lupi perdono proghessivamente la loro paura nei confronti dell’essere umano e si avvicinano sempre più ai centri abitati. Nel 2003, la Commmissione federale dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE) del Consiglio nazionale ha inviato un postulato al Consiglio federale.

Questa richiesta domandava l’adattamento del “concetto Lupo Svizzero” per essere compatibile con la custodia tradizionale degli animali in montagna, senza introdurre gravose restrizioni. Queste rivendicazioni non sono state purtroppo considerate nell’alaborazione del nuovo concetto quadro relativo ai lupi e alle linci (19.01.2016).

I lupi e i loro misfatti si stanno estendo alla totalità dell’arco alpino. In Francia, in Italia e in Germania i lupi sono diventati un vero problema. La ministra francese dell’ecologia, Ségolène Royal, ha autorizzato la caccia ai lupi, in modo da assicurare la gestione della situazione. In Italia, i proprietari di pecore e di capre, confrontate con l’immobilismo delle autorità, hanno adottato delle iniziative personali. In Germania sono segnalate delle aggressioni a esseri umani, mentre in Austria si stanno varando delle misure di protezione dei greggi stessi.

È giunto il momento di varare misure efficaci, in modo di far fronte agli attacchi dei lupi e degli altri grandi predatori. L’Associazione nazionale per un Territorio senza grandi predatori chiede ai Parlamentari federali di esercitare la loro influenza sul Consiglio federale affinchè gli interessi degli agricoltori e allevatori di montagna siano considerati seriamente in modo di gestire la crescente popolazione dei lupi.

Concretamente è necessario di: • Mettere in esecuzione la mozione Fournier che propone di denunciare la Convenzione di Berna, in modo da ridurre il grado di protezion del lupo, e non di favorire la sua reintroduzione.

  • Adottare l’iniziativa cantonale del Canton Vallese che chiede alla Confederazione di rendere esecutive le decisione adottate dal Parlamento federale.
  • Accettare la mozione (Imoberdorf) Rieder, in modo che il lupo sia inserito tra le speci caccciabili.
  • Adottare la mozione Schmid che domanda che le bestie generate da incroci creati dall’uomo tra lupi e cani (ibridi) siano eliminati.

Almeno 20'000 lupi sono presenti in Europa, questa realtà dimostra che questa spece non è in via di estinzione. Al contrario sta colinizzando i nostri territori. È oggi impellente decidere di gestire questa popolazione, in modo da ridurre le fonti di conflitto con la presenza dell’uomo e delle sue atttività di gestione attiva del territorio. Le diverse iniziative parlamentari presentate qui sopra, costituiscono una forma pragmatica per confrontarsi efficaciemente alle sfide costituite dalla presenza dei grandi predatori, come il lupo, l’orso, la lince e, novità recente, il sciacallo dorato.

Informazioni:

Georges Schnydrig, cel. 078 736 62 58

Germano Mattei, cel. 079 428 40 59

Co-presidenti Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori  

Testo depositato: In considerazione del crescente problema rappresentato dal lupo in Svizzera, soprattutto nell'arco alpino, vorrei sapere dal Consiglio federale a quanto ammontano i costi annui della Strategia Lupo per i contribuenti. Andranno illustrati anche i costi indiretti, dovuti al reinserimento del lupo in Svizzera.Il Consiglio federale condivide la mia opinione che questi costi sono spropositati?

Interpellanza di Oskar Freysinger in Consiglio Nazionale

Oskar Freysinger

Risposta del Consiglio federale del 18.11.2015

La gestione del lupo in Svizzera è disciplinata dalla legge federale sulla caccia (LCP; RS 922.0) e dalla relativa ordinanza federale sulla caccia (OCP; RS 922.01). Secondo l'articolo 10bis OCP, l'UFAM elabora strategie per la gestione di determinate specie animali protette, fra cui in particolare anche quella del lupo. La Strategia Lupo Svizzera costituisce un aiuto all'esecuzione della Confederazione volto a concretizzare le disposizioni della legislazione federale sulla caccia, in particolare per quanto concerne

  • (a) la protezione e il monitoraggio della popolazione della specie,
  • (b) la prevenzione di danni e di situazioni pericolose,
  • (c) la promozione di misure di prevenzione,
  • (d) la valutazione di danni e pericoli,
  • (e) il risarcimento di misure di prevenzione e di danni e
  • (f) il coordinamento internazionale e intercantonale delle misure.

I costi a carico della Confederazione sono dovuti soprattutto:

  • al monitoraggio della popolazione di lupi (in particolare le analisi genetiche dei campioni raccolti dai cantoni): in media sui 200 000 franchi l'anno;
  • alla protezione delle greggi (misure di protezione delle greggi secondo gli artt. 10ter e 10quater OSC): circa 3 milioni franchi l'anno;
  • al risarcimento di danni da predazione subiti da animali da reddito: in media attorno a 100 000 franchi l'anno.

I cantoni si fanno carico del risarcimento dei danni nella misura del 20 per cento. Inoltre, sono responsabili dell'integrazione della protezione delle greggi nella consulenza agricola e della valutazione dei danni.

Eventuali lavori supplementari sono a carico del bilancio per il personale della Confederazione e dei cantoni. Per approntare il programma di protezione delle greggi è stato previsto un posto al 50 per cento per un periodo limitato di tre anni.

Il Consiglio federale ritiene che i costi monetari attuali per la Confederazione, pari a circa 3,3 milioni di franchi, siano giustificati. A suo parere, infatti, sono necessari per attuare le disposizioni della legislazione sulla caccia in modo tale da prevenire ripercussioni insostenibili per l'agricoltura nelle zone interessate.

L'organizzazione Svizzera per un territorio senza grandi predatori respinge le accuse. La «Protezione Svizzera degli animali» (PSA), in una recente petizione, chiede che i proprietari di greggi di capre e pecore non sorvegliati non siano più sostenuti per mezzo dei contributi dello Stato.

Comunicato stampa dell'Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori

La PSA chiede una grande tolleranza rispetto alla problematica dei “grandi predatori”. In pratica la PSA accusa la maggioranza degli allevatori di negligenza. L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori respinge queste accuse e dimostra che i promotori della petizione dimostrano ignoranza in rapporto alla problematica e alle difficili condizioni di lavoro cui sono confrontati gli allevatori nelle regioni di montagna.

La petizione della PSA indica che circa il 2% delle 200’000 pecore alpeggiate sono disperse durante la stagione estiva. L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori chiede quale sia la fonte di queste cifre, che sono ritenute erronee e prive di fondamento. Indipendentemente delle condizioni d’alpeggio, in effetti, gli incidenti sono inevitabili. In concreto si rileva che nonostante le misure di protezione raccomandate dalla Confederazione le stesse non escludono i continui attacchi di lupi, e di altri grandi predatori, e la conseguente predazione di pecore e capre. Le capre e le pecore che sono pascolate sugli alpeggi estivi, permettono lo sfruttamento e gestione attiva di queste aree, favorendo la biodiversità. La presenza di questo bestiame sugli alpeggi evita l’inselvatichimento dei pascoli e limita l’espansione delle foreste. Con il lancio del marchio «pecore d’alpeggio», i produttori hanno voluto promuovere in miglior modo l’immagine degli animali che trascorrono buona parte dell’anno in montagna. In questo modo si contribuisce a ridurre l’importazione di carne proveniente soventemente d’oltre mare e a dare valore aggiunto alla produzione locale a km 0.

L’organizzazione PSA chiede esplicitamente che gli alpeggi che non possono essere dotati di misure di protezione siano abbandonati! Questa rivendicazione, unitamente a quella di sopprimere i contributi d’alpeggio riconosciuti dallo Stato, danneggia e offende gli allevatori. Siamo certi che il Consiglio Federale non si lascerà impressionare dagli argomenti sostenuti per mezzo di questa petizione. D’altronde, una gran parte di chi ha sottoscritto questo esposto sono persone che non conoscono sufficientemente le difficoltà cui sono confrontati gli allevatori di bestiame che operano nelle regioni periferiche e di montagna. Se così non fosse, saprebbero che raggruppare sistematicamente le greggi in recinti, come preconizzato dalla PSA e dalle cosiddette misure di «protezione”, sono soluzioni che favoriscono la trasmissione di malattie.

L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori: www.lr-grt.ch

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