Blue Flower

La Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati è favorevole a una modifica della legge sulla caccia affinché il lupo possa essere cacciato.

Questa misura si spinge ben oltre la moderata regolazione delle popolazioni di lupi decisa l’anno scorso dal Parlamento. Con 6 voti contro 4 e 2 astensioni, la Commissione propone alla propria Camera di accogliere la mozione Imoberdorf (Rieder) 14.3570 «Inserire il lupo tra le specie cacciabili».

La mozione incarica il Consiglio federale di presentare una modifica della legge sulla caccia che permetta di cacciare il lupo durante l’intero arco dell’anno. La Commissione ha ribadito che le preoccupazioni dei Cantoni di montagna concernenti la problematica del lupo vanno prese sul serio.

Palazzo federale

Fondamentalmente ritiene che, per quanto concerne i singoli abbattimenti, ai Cantoni vadano attribuite maggiori competenze rispetto a quanto prevede attualmente la legge. La maggioranza dalla Commissione vuole tuttavia fare un ulteriore passo avanti e dare un segnale accogliendo la mozione.

Essa ritiene infatti che l’attuale modello di misure volte a prevenire i danni (protezione del bestiame) e ad abbattere i singoli esemplari problematici e in presenza di popolazioni regionali elevate non sia sufficiente. L’incremento del numero di lupi deve essere frenato intervenendo in modo efficace sulla loro popolazione come dimostrano le esperienze fatte in diversi Paesi d’Europa.

La maggioranza della Commissione è consapevole che promuovendo la caccia di questo animale si spinge ben oltre il quadro normativo deciso l’anno scorso con l’adozione della mozione Engler 14.3151.

La caccia non è affatto conciliabile con la permanenza nella Convenzione di Berna che classifica il lupo quale specie faunistica «assolutamente protetta». La minoranza della Commissione respinge la mozione e ricorda anche la soluzione equilibrata trovata dalle Camere accogliendo la mozione Engler, che tenta di conciliare le aspettative della popolazione di montagna con le esigenze legate alla protezione del lupo.

Sempre secondo la minoranza della Commissione, il solo fatto che la protezione del lupo in Svizzera sia garantita nella Costituzione come anche nella Convenzione di Berna escluderebbe già di per sé la caccia.

Sempre su questo tema, la Commissione propone, con 10 voti contro 2, di non dare seguito all’iniziativa del Cantone Vallese 14.320 «Lupo. La festa è finita!». L’iniziativa chiede al Parlamento di procedere a una modifica legislativa che collima con la richiesta della mozione. La Commissione ritiene che, vista l’adozione delle mozione, il Parlamento non dovrebbe legiferare in materia.

L’Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori è preoccupata per quanto propone la nuova stratega federale per la gestione dei grandi carnivori (lupo e lince). Constatato che la stessa è inefficace per fronteggiare la problematica, chiediamo ai Parlamentari di attivarsi per trovare soluzioni adeguate

Berna, 02.02.2016 -  Il 2015 è stato un anno nefasto per gli allevatori di bestiame nelle regioni di montagna. Malgrado le misure di protezione adottate, le perdite causate dai grandi predatori sono aumentate. Le conseguenze sugli alpeggi e per gli agricoltori stessi sono spesso drammatiche. I costi a carico della Confederazione, dei Cantoni e delle persone toccate da queste problematiche sono aumentati in maniera sproporzionata.

A causa di questa situazione, un numero importante di alpeggi di pecore e capre sono in pericolo di abbandono. Tradizioni e prodotti nostrani tradizionali sono a rischio di sparizione. Si rileva che i lupi perdono proghessivamente la loro paura nei confronti dell’essere umano e si avvicinano sempre più ai centri abitati. Nel 2003, la Commmissione federale dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE) del Consiglio nazionale ha inviato un postulato al Consiglio federale.

Questa richiesta domandava l’adattamento del “concetto Lupo Svizzero” per essere compatibile con la custodia tradizionale degli animali in montagna, senza introdurre gravose restrizioni. Queste rivendicazioni non sono state purtroppo considerate nell’alaborazione del nuovo concetto quadro relativo ai lupi e alle linci (19.01.2016).

I lupi e i loro misfatti si stanno estendo alla totalità dell’arco alpino. In Francia, in Italia e in Germania i lupi sono diventati un vero problema. La ministra francese dell’ecologia, Ségolène Royal, ha autorizzato la caccia ai lupi, in modo da assicurare la gestione della situazione. In Italia, i proprietari di pecore e di capre, confrontate con l’immobilismo delle autorità, hanno adottato delle iniziative personali. In Germania sono segnalate delle aggressioni a esseri umani, mentre in Austria si stanno varando delle misure di protezione dei greggi stessi.

È giunto il momento di varare misure efficaci, in modo di far fronte agli attacchi dei lupi e degli altri grandi predatori. L’Associazione nazionale per un Territorio senza grandi predatori chiede ai Parlamentari federali di esercitare la loro influenza sul Consiglio federale affinchè gli interessi degli agricoltori e allevatori di montagna siano considerati seriamente in modo di gestire la crescente popolazione dei lupi.

Concretamente è necessario di: • Mettere in esecuzione la mozione Fournier che propone di denunciare la Convenzione di Berna, in modo da ridurre il grado di protezion del lupo, e non di favorire la sua reintroduzione.

  • Adottare l’iniziativa cantonale del Canton Vallese che chiede alla Confederazione di rendere esecutive le decisione adottate dal Parlamento federale.
  • Accettare la mozione (Imoberdorf) Rieder, in modo che il lupo sia inserito tra le speci caccciabili.
  • Adottare la mozione Schmid che domanda che le bestie generate da incroci creati dall’uomo tra lupi e cani (ibridi) siano eliminati.

Almeno 20'000 lupi sono presenti in Europa, questa realtà dimostra che questa spece non è in via di estinzione. Al contrario sta colinizzando i nostri territori. È oggi impellente decidere di gestire questa popolazione, in modo da ridurre le fonti di conflitto con la presenza dell’uomo e delle sue atttività di gestione attiva del territorio. Le diverse iniziative parlamentari presentate qui sopra, costituiscono una forma pragmatica per confrontarsi efficaciemente alle sfide costituite dalla presenza dei grandi predatori, come il lupo, l’orso, la lince e, novità recente, il sciacallo dorato.

Informazioni:

Georges Schnydrig, cel. 078 736 62 58

Germano Mattei, cel. 079 428 40 59

Co-presidenti Associazione Svizzera per un Territorio senza grandi predatori  

Testo depositato: In considerazione del crescente problema rappresentato dal lupo in Svizzera, soprattutto nell'arco alpino, vorrei sapere dal Consiglio federale a quanto ammontano i costi annui della Strategia Lupo per i contribuenti. Andranno illustrati anche i costi indiretti, dovuti al reinserimento del lupo in Svizzera.Il Consiglio federale condivide la mia opinione che questi costi sono spropositati?

Interpellanza di Oskar Freysinger in Consiglio Nazionale

Oskar Freysinger

Risposta del Consiglio federale del 18.11.2015

La gestione del lupo in Svizzera è disciplinata dalla legge federale sulla caccia (LCP; RS 922.0) e dalla relativa ordinanza federale sulla caccia (OCP; RS 922.01). Secondo l'articolo 10bis OCP, l'UFAM elabora strategie per la gestione di determinate specie animali protette, fra cui in particolare anche quella del lupo. La Strategia Lupo Svizzera costituisce un aiuto all'esecuzione della Confederazione volto a concretizzare le disposizioni della legislazione federale sulla caccia, in particolare per quanto concerne

  • (a) la protezione e il monitoraggio della popolazione della specie,
  • (b) la prevenzione di danni e di situazioni pericolose,
  • (c) la promozione di misure di prevenzione,
  • (d) la valutazione di danni e pericoli,
  • (e) il risarcimento di misure di prevenzione e di danni e
  • (f) il coordinamento internazionale e intercantonale delle misure.

I costi a carico della Confederazione sono dovuti soprattutto:

  • al monitoraggio della popolazione di lupi (in particolare le analisi genetiche dei campioni raccolti dai cantoni): in media sui 200 000 franchi l'anno;
  • alla protezione delle greggi (misure di protezione delle greggi secondo gli artt. 10ter e 10quater OSC): circa 3 milioni franchi l'anno;
  • al risarcimento di danni da predazione subiti da animali da reddito: in media attorno a 100 000 franchi l'anno.

I cantoni si fanno carico del risarcimento dei danni nella misura del 20 per cento. Inoltre, sono responsabili dell'integrazione della protezione delle greggi nella consulenza agricola e della valutazione dei danni.

Eventuali lavori supplementari sono a carico del bilancio per il personale della Confederazione e dei cantoni. Per approntare il programma di protezione delle greggi è stato previsto un posto al 50 per cento per un periodo limitato di tre anni.

Il Consiglio federale ritiene che i costi monetari attuali per la Confederazione, pari a circa 3,3 milioni di franchi, siano giustificati. A suo parere, infatti, sono necessari per attuare le disposizioni della legislazione sulla caccia in modo tale da prevenire ripercussioni insostenibili per l'agricoltura nelle zone interessate.

L'organizzazione Svizzera per un territorio senza grandi predatori respinge le accuse. La «Protezione Svizzera degli animali» (PSA), in una recente petizione, chiede che i proprietari di greggi di capre e pecore non sorvegliati non siano più sostenuti per mezzo dei contributi dello Stato.

Comunicato stampa dell'Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori

La PSA chiede una grande tolleranza rispetto alla problematica dei “grandi predatori”. In pratica la PSA accusa la maggioranza degli allevatori di negligenza. L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori respinge queste accuse e dimostra che i promotori della petizione dimostrano ignoranza in rapporto alla problematica e alle difficili condizioni di lavoro cui sono confrontati gli allevatori nelle regioni di montagna.

La petizione della PSA indica che circa il 2% delle 200’000 pecore alpeggiate sono disperse durante la stagione estiva. L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori chiede quale sia la fonte di queste cifre, che sono ritenute erronee e prive di fondamento. Indipendentemente delle condizioni d’alpeggio, in effetti, gli incidenti sono inevitabili. In concreto si rileva che nonostante le misure di protezione raccomandate dalla Confederazione le stesse non escludono i continui attacchi di lupi, e di altri grandi predatori, e la conseguente predazione di pecore e capre. Le capre e le pecore che sono pascolate sugli alpeggi estivi, permettono lo sfruttamento e gestione attiva di queste aree, favorendo la biodiversità. La presenza di questo bestiame sugli alpeggi evita l’inselvatichimento dei pascoli e limita l’espansione delle foreste. Con il lancio del marchio «pecore d’alpeggio», i produttori hanno voluto promuovere in miglior modo l’immagine degli animali che trascorrono buona parte dell’anno in montagna. In questo modo si contribuisce a ridurre l’importazione di carne proveniente soventemente d’oltre mare e a dare valore aggiunto alla produzione locale a km 0.

L’organizzazione PSA chiede esplicitamente che gli alpeggi che non possono essere dotati di misure di protezione siano abbandonati! Questa rivendicazione, unitamente a quella di sopprimere i contributi d’alpeggio riconosciuti dallo Stato, danneggia e offende gli allevatori. Siamo certi che il Consiglio Federale non si lascerà impressionare dagli argomenti sostenuti per mezzo di questa petizione. D’altronde, una gran parte di chi ha sottoscritto questo esposto sono persone che non conoscono sufficientemente le difficoltà cui sono confrontati gli allevatori di bestiame che operano nelle regioni periferiche e di montagna. Se così non fosse, saprebbero che raggruppare sistematicamente le greggi in recinti, come preconizzato dalla PSA e dalle cosiddette misure di «protezione”, sono soluzioni che favoriscono la trasmissione di malattie.

L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori: www.lr-grt.ch

Berna, 10 Settembre 2015 - L'Associazione " Svizzera per un territorio senza grandi predatori “ è stata fondata oggi a Berna. Con l'istituzione di un’associazione a livello nazionali, i membri fondatori vogliono dimostrare che la problematica dei grandi predatori non riguarda solo alcune aree isolate e di montagna, ma tutta la Svizzera

La nuova Associazione nazionale vuole difendere gli interessi del settore agricolo, degli allevatori e di altri settori per una Svizzera senza grandi predatori su tutto il territorio nazionale. Quali co-presidenti della nuova organizzazione sono stati eletti i due deputati al Gran Consiglio de rispettivi Cantoni: Georges Schnydrig (VS) e Germano Mattei (TI).

Logo CH ohne Grossraubtiere

La nuova Associazione vuole rappresentare le preoccupazioni dell'agricoltura, degli allevatori, dei cacciatori, del turismo e di altri settori economici per segnalare la presenza e i danni causati dai grandi predatori (lupi, orsi, linci e sciacallo dorato). Questi grandi predatori si stanno diffondendo sempre di più in Svizzera. Si tratta quindi non solo di un problema locale, in questo periodo riguarda l'intero territorio nazionale. La nuova organizzazione vuole da un lato aumentare la pressione a livello politico per trovare finalmente alla problematica soluzioni nazionali e condivise. I Cantoni devono essere in grado di regolare autonomamente la questione dei grandi predatori. D'altra parte, l'Associazione vuole informare il pubblico dei problemi causati dai grandi predatori.

Un Associazione che ha una larga base.

I membri della nuova organizzazione nazionale provengono da varie associazioni cantonali e regionali, costituitesi nei cantoni di Friburgo, Grigioni, San Gallo (con Glarona e i due Appenzelli), Ticino, Vaud e Vallese. Negli altri Cantoni sono in corso diverse iniziative per creare altre Associazioni cantonali per la protezione del territorio contro i grandi predatori. Queste Associazioni cantonali rimangono indipendenti della nuova organizzazione nazionale e perseguono obiettivi similari nei loro rispettivi territori. La problematica sta suscitando grande l’interesse nelle regioni interessate, ben lo dimostra il Canton Vallese dove in poche settimane più di 1.500 persone si sono dichiarate pronte per aderire all'associazione cantonale.

Eletti Georges Schnydrig e Germano Mattei come copresidenti.

Con il deputato al Gran Consiglio vallesano Georges Schnydrig e il deputato al Gran Consiglio ticinese Germano Mattei, l’associazione ha a disposizione due personalità molto profilate per esercitare il mandato della co-presidenza. 

Georges Schnydrig presiede inoltre l'associazione regionale vallesana per un territorio senza grandi predatori ed è impegnato da tempo nella problematica. Germano Mattei è co-fondatore dell'Associazione ticinese per un Territorio senza grandi predatori e con il suo Movimento politico di MontagnaViva difende in modo particolare gli interessi delle regioni di montagna nel Cantone Ticino. I due copresidenti hanno dichiarato nella conferenza stampa odierna che la affrontare la problematica dei grandi predatori è urgente e che vi è grande preoccupazione e apprensione nel settore degli allevatori e dell’agricoltura. I Cantoni devono avere la possibilità di regolamentare indipendentemente il numero dei grandi predatori. Il lupo da qualche tempo non è più una specie minacciata. Inoltre, ci sono dei seri dubbi sul fatto che in Svizzera vi siano lupi di pura razza, si ritiene che possano essere degli incroci (ibridi), belve che non sono meritevoli di tutela. Questa questione deve essere esaminata rigorosamente in modo neutrale e la tematica approfondita da un ente indipendente. I danni causati dal lupo per l’agricoltura, l’allevamento, la caccia e il turismo, non sono più sostenibili. 

Oltre ai due copresidenti sono stati eletti nel Consiglio direttivo le seguenti persone: Georges Junginger (SG), Hermann Plump (GR), Roger Schuwey (FR) e le Jean-François Würsten (VD).

Attuare le decisioni parlamentari.

L'Associazione è stata fondata perché è l’espressione di una situazione inaccettabile nell’attuale gestione dei grandi predatori. I servizi preposti sono chiamati con urgenza ad attuare le decisioni adottate dal Parlamento. Con la consegna della mozione Fournier nel 2010 il Parlamento ha già deciso come procedere nei confronti della presenza del lupo. Questo testo propone delle riserve rispetto allo stato di protezione cui beneficia il lupo nell’ambito del Convenzione di Berna. Se l’attuazione di queste riserve non è possibile, la Svizzera deve uscire della Convenzione di Berna e rinegoziare lo statuto di protezione del lupo nel caso di una riadesione, strada imboccata in precedenza da altri undici paesi europei. Dal punto di vista della nuova organizzazione è incomprensibile che il Consiglio Federale non abbia ancora attuato la decisione del parlamento.

Le ricadute della problematica concernono l’agricoltura e il turismo.

Diversi membri del Consiglio direttivo hanno dimostrato con immagini e racconti impressionanti che i grandi predatori causano enormi danni all'agricoltura. La situazione è talmente precaria che in alcune regioni vi sono allevatori che hanno rinunciato a caricare degli alpeggi. Nella zona di Weisstannental (SG) diverse alpeggi non sono più caricati dell'anno passato. Nell’alto Vallese (regione di Augstboden e Turtmanntal) lo scarico degli alpeggi è stato anticipato per evitare ulteriori danni. In generale le misure di protezione dei greggi come la pastorizia, i cani di protezione e le recinzioni elettriche hanno fallito e i lupi hanno compiuto nuove razzie. Questo non solo ha conseguenze per gli agricoltori e gli allevatori colpiti. Molti di questi professionisti pensano di abbandonare il loro lavoro a causa di queste situazioni. Anche per il turismo questo sviluppo della problematica dell’invasione dei grandi predatori ha delle conseguenze. Gli alpi colpiti e abbandonati sono destinati all’inselvatichimento e di essere ricoperti da cespugli, in generale si assisterà al deterioramento del paesaggio e all’aumento della probabilità di eventi naturali, come smottamenti, frane, ecc. L’impiego di cani di protezione, coincide con il rischio di conflitti con escursionisti e ciclisti e possono entrare in conflitto con le greggi stesse. Il lupo sta perdendo sempre più la sua timidezza e senza paura nelle zone urbane. Nell’inverno 2014 sono stati attaccati cavalli nel fondovalle della Valle di Turtmann. Nei Grigioni i lupi cacciano i cervi e i caprioli attraverso i villaggi stessi!

La situazione in Europa.

La Svizzera non è l'unico paese confrontato con il conflitto con i grandi predatori. Si stima che in Europa ci siano circa 20’000 lupi. Questo numero elevato dimostra che il lupo non è più a rischio di estinzione e che lo stato di protezione può essere abbassato. I lupi causano danni enormi nei paesi interessati. In Francia l’anno scorso sono state uccise dai lupi 8'200 pecore. Perfino la ministra dell'Ambiente socialista Ségolène Royal ha deciso di chiedere la revisione della Convenzione di Berna e di allentare i criteri di abbattimento per i lupi. La politica francese ha chiesto di portare lo stato di protezione del lupo da “specie strettamente protetta” a semplicemente “protetto”. Ultimamente sono in aumento i casi di attacchi contro persone. Così è stato anche questa primavera in Russia: una donna è stata uccisa dei lupi; in Siberia, una donna di 55 anni è stata gravemente ferita da un attacco di un orso. Similmente in Italia nel Trentino. In Germania, un’amazzone è stata inseguita da un branco di lupi nel mese di aprile. Tutto questo non si è ancora verificato in Svizzera. Rimane ancora un po’ di tempo per agire e prepararsi prima che anche nel nostro paese avvengano degli attacchi contro le persone.

Passi successivi.

Nell’immediato futuro l'Associazione, in collaborazione e coinvolgimento con altri Enti interessati, vuole far conoscere all’opinione pubblica le nostre rivendicazioni e di informarla sulle problematiche che vogliamo promuovere a protezione delle cerchie interessate a questo dilagante fenomeno di libera diffusione dei grandi predatori.

Informazioni di contatto:

  • Georges Schnydrig, Co-Presidente dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori". Tel. 078 736 62 58
  • Germano Mattei, Co-Presidente dell'Associazione "Territorio Svizzero senza grandi predatori". Tel. 079 428 40 59
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