Blue Flower

Il 17 maggio 2020 voteremo sul futuro della caccia. Diverse organizzazioni per la protezione degli animali e della natura hanno indetto un referendum contro la revisione della Legge sulla caccia.

Noi del Comitato “Pro” Legge sulla caccia siamo convinti della validità della nuova Legge che crea maggiore sicurezza per gli animali, la natura e le persone, promuove la biodiversità, rafforza la protezione del paesaggio rurale e permette di gestire la caccia in modo progressista e con uno sguardo al futuro.

Vinceremo la votazione per la nuova Legge sulla caccia solo se il maggior numero possibile di persone si daranno concretamente da fare per sostenerla. Anche il vostro impegno è importante: aiutateci nella lotta per una Legge progressista sulla caccia con più sicurezza per gli animali, la natura e l’uomo.

Sostenete la campagna di CacciaSvizzera, Unione Svizzera dei Contadini e Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna.

 

Comunicato stampa del 13 gennaio 2020 dell'Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino e dell'Unione Contadini Ticinesi:
Il referendum contro le modifiche della legge federale sulla caccia è un'azione sconsiderata.

L’Associazione per un territorio senza grandi predatori e l’Unione Contadini Ticinesi prendono atto che il referendum contro la revisione della legge federale sulla caccia approvata dalle Camere federali lo scorso dicembre è riuscito ed auspicano che il contradditorio tra le parti che porterà alla votazione popolare possa essere improntato a un confronto sulla base di fatti e dati oggettivi in modo che i cittadini possano scegliere in base a una presa di coscienza razionale della situazione e non per partito preso o per scelta ideologica.

Come spiegato nel comunicato stampa del Comitato nazionale contro il referendum, le modifiche di legge approvate dal Parlamento includono molti aspetti che migliorano notevolmente la protezione dell'ambiente e la gestione della caccia in generale. Il referendum è stato lanciato per l'insoddisfazione delle cerchie ambientaliste su alcuni provvedimenti che renderanno meno farraginosa la regolamentazione della popolazione di grandi predatori.

Ricordiamo che, contrariamente al lontano 1979, quando fu firmata la Convenzione di Berna che ne decretava la protezione assoluta, il lupo è ora in fortissima espansione in tutta Europa (nel 2018 tra 16’000 e 18’000 lupi stimati) e che è presente in tutti gli stati europei, tranne le isole. In Svizzera la popolazione di questi predatori è aumentata in vent’anni da 1-2 esemplari a oltre 50 (negli ultimi due anni si è passati da 4 a 8 branchi con le relative nuove cucciolate).

Dalla nostra esperienza ventennale e da quella degli allevatori delle nazioni confinanti, risulta che la convivenza tra animali al pascolo e presenza del lupo pone ovunque gravi problemi e in numerosi casi è praticamente impossibile. Questo fatto incontestabile sta portando alla chiusura di parecchie aziende agricole, poiché le misure di protezione che si possono adottare sono insufficienti e hanno conseguenze negative sul benessere degli animali, sul già scarso reddito degli allevatori e sulla qualità di vita dei pastori.

L’assoluta protezione di cui gode il lupo da diversi decenni avrà sempre maggiori conseguenze indesiderate sulla natura stessa dell’animale che non percepisce più l’uomo come una minaccia per la propria sopravvivenza. Di conseguenza già ora il lupo si avvicina alle abitazioni, preda anche di giorno, osa entrare nelle stalle e in futuro potrà diventare un pericolo anche per altri animali domestici e per l’uomo stesso.

Le nostre associazioni ribadiscono che l’allevamento tradizionale basato sul pascolo degli animali è una forma di gestione che porta grandi benefici agli animali stessi, è finanziariamente interessante anche per le aziende di montagna, permette la conservazione di una ricca biodiversità del territorio, evita l’inselvatichimento e l’abbandono della montagna e offre a tutta la popolazione prodotti di qualità con limitatissimo impatto ambientale.

La proposta del Consiglio federale, emendata e approvata a larga maggioranza dalle Camere federali, intende permettere all’autorità costituita (Confederazione e Cantoni) di fornire una risposta limitata ma razionale a un problema che in caso contrario, come avviene in nazioni a noi confinanti, verrebbe lasciato all’arbitrio di singoli individui oppure a gruppi costituiti (vedasi i numerosi atti di bracconaggio che si registrano in Italia).

Esprimiamo la massima solidarietà nei confronti degli allevatori e dei pastori toccati dal problema e invitiamo i medesimi a non perdersi d’animo e a non ipotizzare la cessazione di un’attività tanto preziosa per tutti i cittadini.

Auspichiamo infine che il dibattito sia franco e costruttivo, che possa chiarire gli aspetti positivi portati dalle modifiche legislative recentemente ratificate dalle Camere federali e che riesca a convincere i cittadini che un voto positivo è un'azione giusta e ponderata.

Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino

Unione Contadini Ticinesi

Per ulteriori informazioni:

Armando Donati, presidente ATsenzaGP sezione Ticino
(Tel.: 079 412 32 17; E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.);

Sandro Rusconi, vicepresidente ATsenzaGP sezione Ticino e membro del comitato svizzero a favore della revisione della Legge sulla caccia e contro il referendum
(Tel.: 079 375 68 76; E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.);

Germano Mattei, co-presidente ATsenzaGP Svizzera e membro del comitato svizzero a favore della revisione della Legge sulla caccia e contro il referendum
(Tel.: 079 428 40 59; E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.);

Omar Pedrini, presidente Unione Contadini Ticinesi
(Tel.: 079 436 18 25; E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

 

GUETTI, ''ORAMAI MEGLIO TENERE VITELLI NELLE STALLE ANCHE IN ESTATE, MA COSI' PERDIAMO CERTIFICAZIONI IGP, E COSTI PIU' ALTI''

di Filippo Tronca

AQUILA PROVINCIA - Da animale in via d'estinzione, e simbolo delle aree potette d'Abruzzo, a minaccia sempre più grave per gli allevatori. E' il lupo, o meglio gli esemplari ibridi, nati da accoppiamento con cani randagi, ed anche, c'è chi ipotizza, con altre specie di lupi, più aggressivi e famelici, rispetto a quello appenninico, che prima non popolavano queste montagne.

Ad essere sempre più preoccupati, tra gli altri, gli allevatori del comitato spontaneo della Provincia dell’Aquila, che riunisce una cinquantina di imprenditori, già in forte difficoltà per il caro fieno, il caro gasolio, il prezzo ridicolo con cui riescono a vendere latte e anche la carne. A confermarlo ad Abruzzoweb Gino Guetti, allevatore di Onna, frazione del capoluogo.

"I lupi dell'Appennino - spiega - erano molto schivi e selvatici era difficile a vederli, avevano paura dell'uomo. Ora però, stiamo riscontrando la presenza sempre più numerosa di lupi ibridati, con cani, e secondo me anche con razze di lupi cecoslovacche e canadesi, che sono di un'altra pasta, molto più forti e aggressivi. Quando ci sono gli accoppiamenti è chiaro che le femmine vengano prese tutte da queste specie nuove arrivate". Non è un caso, così, che le uccisioni di pecore e vitelli si sono moltiplicate.

Un problema ben presente al Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Lega, che sta conducendo il progetto europeo Life Mirco Lupo, con operazioni per catturare ibridi lupo, per sterilizzarli. Aree critiche sono nel territorio di Assergi, nel versante aquilano del Parco, l'altra è ricompresa tra i comuni di Villa Celiera e Carpineto della Nora, nel versante pescarese.

Qui, in particolare, le fototrappole installate dai tecnici di Mirco Lupo, hanno registrato l'anno scorso il passaggio di un branco di otto lupi, cinque dei quali hanno un mantello più scuro rispetto al fenotipo proprio della specie appenninica.

A marzo scorso nelle fototrappole è apparso un branco di nove animali: tre lupi e altri sei con caratteri riconducibili a cani di razza Alaskan Malamut. I referenti scientifici di progetto ricordano la grave disparità numerica, in Italia, tra lupi (1.500-2mila) e cani vaganti (circa 700 mila). I dati raccolti dal progetto “Mirco Lupo” tramite monitoraggio radiotelemetrico indicano che i grandi predatori, come i cani, se trovano sul territorio disponibilità di cibo, scarti di macellazione o carcasse di animali abbandonate, tendono ad alimentarsene. E in queste aree lupi e cani si incontrano e trovano occasioni di accoppiarsi. E’ indispensabile, sottolineano, combattere il randagismo, migliorando la custodia dei cani da lavoro e d’affezione.

"Questi predatori - conferma Guetti - si avvicinano all'uomo, non hanno paura. E sono sempre più numerosi. I danni che subiamo noi allevatori, che abbiamo le bestie sul Gran Sasso, sono enormi"  

 

L’ATsenzaGP Ticino ha preso atto del comunicato odierno concernente le predazioni sopravvenute gli scorsi mesi in val Canaria. Si constata innanzitutto che l’informazione giunge a quasi 2 mesi dalla prima predazione (30 luglio) e a un mese dall’ultima (23 agosto) e che, diversamente dai comunicati emanati in passato, non si fornisce nessuna indicazione riguardo all’esemplare che ha predato.

Sorgono quindi almeno un paio di domande: trattasi del medesimo lupo (maschio o femmina?) che ha predato, in due occasioni 6 pecore in val Bedretto all’inizio di luglio? È pure il medesimo che ha predato durante il mese di agosto nell'Unteralptal oppure un altro esemplare? Siccome questo lupo era stato anche fotografato, si avvicinava alle persone e sembrava avesse un aspetto particolare e abitudini diurne, l’analisi del DNA ha davvero potuto escludere che si tratti di un ibrido?

D’altra parte si prende atto con rammarico che, ancora una volta, l’autorità costituita esita a regolamentare l’espansione del lupo (abbattimento) nonostante il superamento dei 25 capi uccisi in un mese o i 40 capi uccisi in 4 mesi, come previsto dalla Strategia lupo svizzera, cercando di giustificare tale decisione con il fatto che gli animali non erano sufficientemente protetti (pascolavano, di giorno, al di fuori delle recinzioni notturne e il lupo ha effettuato predazioni diurne). Si ricorda che la Strategia lupo specifica chiaramente che l’allevamento deve poter continuare a essere praticato senza restrizioni inaccettabili. Quindi da un lato l’autorità incoraggia l’allevamento del bestiame minuto all’aria aperta tramite aiuti finanziari e dall’altro non fa nulla per limitare l’espansione del lupo e per concedere una possibilità ai giovani che anche in futuro intendessero praticare serenamente quest’attività.

Per quanto riguarda le misure di protezione messe in atto dopo la prima predazione del 30 luglio, si sottolinea come la chiusura notturna in un recinto dei 900 ovini, oltre a causare un ingente lavoro supplementare al pastore, abbia confermato che tale soluzione peggiora la qualità di vita degli animali: lunghi percorsi giornalieri di andata e ritorno dal pascolo, minor crescita degli agnelli, comparsa di malattie infettive, in particolare della zoppina; senza scordare l’accumulo di escrementi nello stesso spazio e il conseguente degrado del medesimo. Confrontata con tali costatazioni, l’ATsenzaGP esprime la massima solidarietà nei confronti del gestore dell’alpe e del pastore che hanno vissuto una stagione alpestre "da dimenticare", carica di sofferenza e preoccupazioni riguardo al futuro. Non possiamo sottacere anche una certa delusione per l'intempestività degli interventi in loco e per le modalità di comunicazione da parte degli uffici competenti, che non sembrano avere avuto a cuore i principi elementari della solerzia e della trasparenza.

L’ATsenzaGP sostiene la revisione della legge sulla caccia voluta dal Governo, votata alle camere ed è fermamente contraria al referendum annunciato da alcune associazioni. Inoltre continuerà a fare tutto il possibile per ottenere modifiche legislative che permettano una sana regolamentazione dell'espansione di questo predatore e per evitare che questa limitazione venga lasciata alla libera iniziativa dettata dalla disperazione, come avviene nei paesi confinanti. Se malauguratamente non dovessimo riuscire in questo intento, l’allevamento tradizionale, che oggi viene apprezzato dai più, sarebbe destinato a un declino silenzioso e irreversibile. Questo andrebbe a svantaggio di tutti, anche di coloro che si auto-proclamano difensori di una biodiversità artificiale e distorta.

Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino.

Cari soci, simpatizzanti e interessati

Venerdì 13 settembre 2019, dalle 19.30, saranno accesi in tutta Europa fuochi di solidarietà per rendere consapevoli tutti gli interessati sul problema della diffusione sfrenata dei lupi e di altri grandi predatori e della messa a rischio delle tradizioni pluricentenarie della pastorizia e dello sfruttamento degli alpeggi. Diversi Paesi europei hanno aderito a questa manifestazione internazionale di solidarietà.

Anche in Svizzera le nostre organizzazioni sorelle organizzeranno in molti cantoni fuochi di solidarietà.

Nel canton Grigioni saranno accesi dei fuochi in due località:

Dove

Ora

Organizzazione

Contatto

Poschiavo, Bivio per Alpe Sassiglion

(Pradasc’/Cansumé)

19.30

Membri poschiavini Comitato Ass. per un Territorio senza Grandi Predatori, GR

 

Hans Russi

081 844 01 41

 

Pany in Prettigovia

Sotto il ristorante  Güggelstein, nei pressi della stazione a valle della sciovia

 

19.30

Bauernverein Prättigau e Associazione territori senza grandi predatori Grigioni

Rico Calcagnini

081 328 24 78

 

 

Invitiamo tutti i membri, i simpatizzanti e gli interessati a prender parte a questa manifestazione, dimostrando così la propria solidarietà con la popolazione colpita nel nostro paese e altrove da questo problema.

Cordiali saluti

Per l’«Associazione territorio senza grandi predatori GR»

Hans Russi, vicepresidente

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