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Il 10 febbraio gli urani hanno accolto l’iniziativa costituzionale dell’Unione dei contadini «Per la regolazione dei grandi predatori» con il 70.22% dei voti.

di Rico Calcagnini

Con questa decisione il cantone ottiene la competenza costituzionale di emanare prescrizioni per la protezione da grandi predatori e per la regolazione delle relative popolazioni.

Isidor Baumann, Consigliere agli Stati afferma: «L’articolo costituzionale è uno strumento di cui si può far uso, se si delineano sviluppi nefasti. Il canton Uri è molto preoccupato della situazione.»

Per Vendolin Loretz, presidente dell’Unione dei contadini urana, è chiaro che «diverse misure non hanno ottenuto il risultato sperato. L’iniziativa è l’ultima misura che ci resta. […] Attualmente sulla protezione dei grandi predatori non ci sono limiti. Possono fare ciò che vogliono.»

Questo risultato, unico nel nostro paese, è un segnale contro la diffusione incontrollata del lupo, dell’orso e della lince!

Peccato che la maggior parte dei media non abbia ritenuto questo risultato degno di nota.

Il 10 febbraio infatti gli urani si esprimeranno su un’iniziativa in favore della tutela da grandi predatori. Un sì è quasi certo, scrivono i media svizzero-tedeschi.

La proposta in votazione mira a introdurre nella Costituzione cantonale delle misure per proteggere da queste bestie e regolarne il numero di esemplari presenti sul territorio. Un obiettivo con cui l’associazione dei contadini urana è riuscita a raccogliere oltre 3.000 firme (sulle 600 necessarie).

Già oggi, in ogni caso, il Cantone può muoversi attraverso disposizioni per proteggere puntualmente la popolazione da lupi e compagnia bella. In realtà, quindi, gli effetti concreti dell’iniziativa non sarebbero dirompenti. Se l’iniziativa dovesse essere accettata, in pratica non cambierebbe nulla.

D’altra parte le norme federali in materia di grandi predatori – che regolano ad esempio dove e quando è possibile abbattere lupi che hanno provocato danni - non lasciano molto margine di manovra ai Cantoni.

Il Parlamento urano ha quindi deciso di appoggiare l’iniziativa principalmente per dare un segnale. Soprattutto perché all’orizzonte si stanno delineando delle possibili modifiche delle disposizioni nazionali sulla caccia. Modifiche che porterebbero, appunto, maggiore autonomia ai singoli Cantoni.

Lupo ucciso nel canton Uri nel 2016 (immagine RSI)

Il Vallese, il Ticino e i Grigioni seguono con trepidazione

In questi cantoni infatti l’Associazione per un territorio senza grandi predatori e molto attiva. «Un chiaro sì darebbe impulso positivo anche alle nostre richieste», è il parere di Georges Schnydrig, copresidente dell’associazione a livello nazionale recentemente citato dalla «Neue Zürcher Zeitung».

Tra i contrari alla presenza del lupo e altri animali potenzialmente pericolosi molte speranze sono riversate nella revisione della legge federale sulla caccia. A giugno, a Berna, il Consiglio degli Stati ha preso delle decisioni che hanno soddisfatto molti rappresentanti dei Cantoni alpini. 

Attualmente infatti la legge dà la possibilità di abbattere solamente singoli animali che hanno causato ingenti danni. Secondo Schnydrig, un sì popolare all’iniziativa urana dovrebbe portare anche il Consiglio nazionale ad accogliere un allentamento delle disposizioni in materia.

Sem Genini, segretario dell’Unione contadini ticinesi e della sezione ticinese dell’Associazione per un territorio senza grandi predatori: «Pieno sostegno»

"Sosteniamo pienamente i colleghi urani ed un sì" - conferma  Sem Genini al Corriere del Ticino, "sarebbe certamente un bel segnale e darebbe ancora più forza alle nostre rivendicazioni sui grandi predatori. Almeno vedremo da che parte sta la popolazione urana in primis e poi ciò potrebbe anche servire da spunto per lanciare qualcosa di simile anche nel nostro cantone".

Emergenza lupo in Ticino e il Gruppo di lavoro grandi predatori (ris. No. 599 C.d.S. del 17 febbraio 2016) non viene convocato!

Lodevole Consiglio di Stato,

in data 17 febbraio 2016 il Consiglio di Stato con risoluzione no. 599, costatato che con il 31.12.2015 era scaduto il mandato del predecedente Gruppo di lavoro, ha risolto di istituire il nuovo Gruppo di lavoro grandi predatori (GLGP), con lo scopo in particolare di seguire l’evolvere della situazione circa la loro presenza ed espansione (monitoraggio), di seguire e verificare l’introduzione delle misure di prevenzione dei danni al bestiame minuto, d’esprimere il suo parere in merito al rilascio d’eventuali autorizzazioni d’abbattimento, d’informare il pubblico e gli ambienti interessati.

Premessa

Il Consiglio di Stato nella sua risoluzione considera che la riapparizione dei Grandi predatori sul territorio cantonale crea seri problemi all’allevamento di montagna - oggi a ragion veduta possiamo affermare anche in pianura in vicinanza delle aree urbane - e può influire sulle dinamiche di popolazioni degli Ungulati selvatici e che l’accettazione di questi animali è pertanto tutt’altro che scontata, in particolare da parte degli ambienti agricoli e venatori. Ha ritenuto pertanto indispensabile seguire da vicino l’evolvere della situazione a livello transfrontaliero, nazionale e cantonale circa la presenza ed espansione dei grandi predatori, in particolare lince, lupo e orso, nonché gli studi scentifici ad essi associati.

Nella sua risoluzione l’Esecutivo richiama le legislazioni federali e cantonali in materia venatoria, che mirano a tutelare la diversità della specie e a promuovere la ricerca e l’informazione sui mammiferi viventi allo stato selvatico. Nel disposto si prende atto delle Strategie Lupo, Lince e Orso Svizzera, elaborate dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e si ritiene importante coinvolgere gli ambienti agricoli, forestali, venatori e protezionisti nel raggiungimento degli obiettivi sopra citati.

Con queste premesse è appunto stato istituito il citato Gruppo di lavoro grandi predatori con mandato che scadrà al 31 dicembre 2019. Da informazioni assunte il GLGP è stato nel frattempo convocato solo due volte: nell’ottobre 2016 e nel giugno 2017. In questi ultimi mesi vi sono state diversi eventi rilevanti che riguardano l’espansione del lupo: la quarta nascita di lupacchiotti nella muta presente in Val Morobba, il decesso nel mese di settembre della femmina F08 (a causa di un’infezione cancerogena alla mammella e del virus del cimurro!), la presenza devastante di lupi nella prima decade di novembre con predazioni a due aziende protette sul Piano di Magadino, in prossimità degli abitati di Gordola e Cugnasco (lupo ora determinato come M94, esemplare mai segnalato in precedenza), a inizio dicembre sono poi avvenute predazioni ad Avegno Torbeggio e a in Val Onsernone a Spruga. Avvistamenti del predatore, anche se non ufficialmente confermate, sono poi state segnalate ancora sul Piano di Magadino e in bassa Vallemaggia e sui suoi versanti.

Tutta la problematica è stata anche affrontata in una nostra interrogazione del 20 novembre u.s. “nuove storie di lupi, della loro presenza sul territorio cantonale e di risvolti preoccupanti”- Dieci domande sostenute dalla condivisione di una trentina di Deputati del Parlamento cantonale. La risposta del Consiglio di Stato è stata data in data in data 12 dicembre 2018 (RG 5861). Apprezzato l’impegno profuso nella risposta dell’Esecutivo, anche se non si può essere totalmente soddisfatti dalla compiutezza delle risposte date. Come al solito non si affrontano mai di petto, in maniera costruttiva e risolutiva le problematiche che sono poste.

Tutta la problematica e la sua evoluzione avrebbe dovuto essere tema urgente di discussione e di confronto in seno al GLGP. Inspiegabilmente si costata che il Presidente designato non ha ritenuto sin qui di convocare il Gruppo di lavoro.

In pratica da oltre un anno e mezzo, pur in piena emergenza evolutiva della problematica, il GLGP non è mai stato convocato.

Rifacendoci ai diritti riferiti alla carica ci permettiamo chiedere a questo Consiglio di Stato quanto segue:

  1. Richiamate le chiare premesse qui sopra riportate di costituzione del GLGP per quale motivo lo stesso non viene convocato almeno due volte all’anno e ogni volta che si è confronati con un emergenza territoriale?
  2. L’Esecutivo ritiene superflua e non determinante la collaborazione del GLGP nella gestione della problematica?
  3. Per quali motivi l’organismo ufficiale di monitoraggio federale KORA (www.kora.ch) non ha mai dato nessuna informazione ufficiale sui fatti menzionati avvenuti in Ticino (compresa la predazione di agosto in zona Lucendro)?
  4. Considerata la vicinanza alla zona urbana, densamente abitata, delle ultime predazioni (Cugnasco, Gordola, Avegno) non ritiene il Consiglio di Stato che sia giunto il momento di chiedere l’apertura dell’abbattimento del lupo/i. La specifica “strategia Lupo Svizzera” diramata dalla Confederazione nei sui “criteri per la valutazione della pericolosità dei singoli eventi…” prevede che si debba intervenire quando avvistamenti e predazioni mettono in pericolo gli insediamenti e le attività dell’uomo. Richiamare il non raggiunto limite delle 25 predazioni, come è stato fatto, sembra una perfetta tirata in giro e ad ogni modo una mancata assunzione di responsabilità a fronte di pericoli latenti per la popolazione.

Nell’attesa di una Loro risposta vogliano gradire, Presidente e Consiglieri di Stato, i sensi della nostra stima.

Germano Mattei, Movimento MontagnaViva

Cavergno 11 gennaio 2019.

Eventuali cofirmatari comunicheranno direttamente alla Segreteria del Gran Consiglio la loro condivisione della presente interrogazione.

Berna, 3 dicembre 2018 – La riunione del Comitato permanente della Convenzione di Berna rinvia la richiesta svizzera di rendere meno rigorosa la protezione del lupo. Il motivo della decisione sarebbero le scarse conoscenze di molte parti coinvolte. L’Associazione territorio svizzero senza grandi predatori prende atto della decisione e punta su un decorso positivo del dibattito in Consiglio nazionale sulla revisione della Legge sulla caccia in primavera 2019

L’Associazione territorio svizzero senza grandi predatori, unitamente ad altre organizzazioni del campo agricolo, si è impegnata a sostenere la richiesta svizzera presso il Consiglio d’Europa. In uno scritto ha fatto appello agli Stati partecipanti di approvare un allentamento della protezione del lupo, poiché in tutti i Paesi europei - dove è protetto rigorosamente - mancano validi strumenti per regolare le popolazioni di lupi, il che produce gravi conseguenze per l’allevamento del bestiame minuto e per la popolazione coinvolta.

In molti paesi scandinavi, nonostante l’allentamento del grado di protezione, le popolazioni di lupi mantengono un livello stabile. Questo dimostra che l’allentamento non porta necessariamente allo sterminio della specie.

È assolutamente incomprensibile che la richiesta svizzera sia stata rimandata a più tardi con la motivazione di dover aspettare un rapporto sullo stato di conservazione delle specie e dei loro habitat.

La popolazione direttamente interessata non può accettare questa decisione. Anche sui pascoli invernali le predazioni di animali da reddito sono in continuo aumento. Misure di regolazione delle popolazioni di lupi sono un imperativo, non possiamo tollerare una presenza crescente di lupi in vicinanza degli insediamenti umani.

L’attacco da parte di un lupo a un uomo, la settimana scorsa, in Germania, mette in evidenza il pericolo che rappresenta il continuo aumento delle loro popolazioni. La decisione del Comitato permanente dimostra come i funzionari di Strasburgo - che deliberano decreti a proprio piacimento - si trovino ben lontani dalle regioni colpite.

Ulteriori informazioni:

G. Schnydrig Tel. 078 736 62 58

G. Mattei Tel. 079 428 40 59

Co-presidenti dell’Associazione territorio svizzero senza grandi predatori

Cazis, 15 dicembre 2018 - Quest'estate nei Grigioni sono state diffuse preoccupanti notizie su predazioni perpetrate dal lupo. Ad esempio: 18 pecore uccise in Val Plattas, in zona Lucomagno, 59 pecore uccise sull'Alpe Stutz, nel comune di Splügen, 10 pecore sull'Alpe Gren, presso Obersaxen, e così via dicendo.

Secondo il consigliere di Stato Mario Cavigelli gli animali uccisi sono ben 115. Beninteso, si tratta «solo» delle vittime accertate dalle perizie, senza contare gli animali spinti dal lupo nei dirupi. Di questo triste bilancio non fanno comunque parte anche gli onerosi e troppo spesso ignorati danni collaterali.

Per tutti noi questa situazione è insostenibile. Non vogliamo più assistere impotenti a come i nostri animali vengono sbranati, i quali periscono sovente dopo aver subito atroci sofferenze. Considerando il fatto che lo scorso novembre il Consiglio d'Europa ha rinviato la richiesta del nostro Consiglio federale di ridurre il grado di protezione del lupo con argomenti inconsistenti, i politici svizzeri sono chiamati ad agire. Da una parte abbiamo bisogno di un'efficace legge sulla caccia che conferisca ai Cantoni maggiori competenze nella regolamentazione delle popolazioni di lupi. Il Consiglio degli Stati ha già agito in questo senso e si spera che anche il Consiglio nazionale, in occasione della prossima sessione primaverile o estiva, decida analogamente.

D'altra parte occorre chiedersi se dopo questo rifiuto, il secondo dopo il 2006, non si debba togliere dal cassetto la mozione di Jean-René Fournier. Quest'ultimo già nel 2010 aveva inoltrato una mozione, adottata del resto da entrambe le Camere federali, con la quale chiedeva la disdetta della Convenzione di Berna (con la possibilità di riaderirvi successivamente con una riserva sul lupo), qualora la nostra richiesta alla commissione permanente del Consiglio d'Europa per la riduzione dello status di protezione venisse respinta, cosa questa che ora è avvenuta.

Dopo una lunga discussione dettagliata sulla situazione insostenibile nel nostro cantone di cui sopra e con la viva speranza di ottenere finalmente da chi di competenza risposte esaustive, chiediamo:

  • Chi si assume la responsabilità delle sofferenze a cui sono sottoposti gli animali predati? Dove sono i rappresentanti della protezione degli animali?
  • Come si realizzerà in concreto la biodiversità ovunque declamata e ampiamente ambita e come sarà il futuro della nostra economia alpestre, se un numero sempre maggiore di alpeggi non verranno più caricati?
  • Che dire delle misure di protezione quando è chiaro che non possono essere utilizzate efficacemente ovunque o quando, come è già stato dimostrato in Francia, il predatore, con fine intelligenza, vi si abitua, diventa più sfacciato e intraprendente e sviluppa nuove strategie per superare gli ostacoli (attacchi diurni, attacchi in branco, ecc.)?
  • Come sono protetti la popolazione e tutti gli animali domestici e da reddito sul nostro territorio così densamente popolato? Dobbiamo forse aspettare che ulteriori branchi di lupi popolino le nostre regioni montane e che si verifichino tragici incidenti?

Inoltre esigiamo e ribadiamo che:

  • la comunicazione delle autorità competenti con le vittime degli attacchi dei lupi e con il pubblico sia più rapida, più completa e più trasparente;
  • non c'è nulla da nascondere, ci aspettiamo una politica d'informazione aperta, nell'interesse di tutti;
  • come già detto in precedenza, chiediamo il ritiro dalla Convenzione di Berna e un'efficace legge sulla caccia!

Cazis, il 15 dicembre 2018

T. Roffler, presidente del Bündner Bauernverband, D. Städler, presidente dell’Associazione grigionese allevatori ovini, H. U. Wehrli, presidente dell’Associazione grigionese allevatori caprini, R. Calcagnini, presidente, H. Wyss, vicepresidente dell’Associazione territorio senza grandi predatori-GR, H. Plump, membro Comitato direttivo dell’Associazione territorio svizzero senza grandi predatori-CH, H.J. Telli, e R. Schnider allevatori ovini, H. Camastral, allevatore ovini, rappresentante dell’Alpe Stutz, M. Cantieni, contadino

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