Blue Flower

GUETTI, ''ORAMAI MEGLIO TENERE VITELLI NELLE STALLE ANCHE IN ESTATE, MA COSI' PERDIAMO CERTIFICAZIONI IGP, E COSTI PIU' ALTI''

di Filippo Tronca

AQUILA PROVINCIA - Da animale in via d'estinzione, e simbolo delle aree potette d'Abruzzo, a minaccia sempre più grave per gli allevatori. E' il lupo, o meglio gli esemplari ibridi, nati da accoppiamento con cani randagi, ed anche, c'è chi ipotizza, con altre specie di lupi, più aggressivi e famelici, rispetto a quello appenninico, che prima non popolavano queste montagne.

Ad essere sempre più preoccupati, tra gli altri, gli allevatori del comitato spontaneo della Provincia dell’Aquila, che riunisce una cinquantina di imprenditori, già in forte difficoltà per il caro fieno, il caro gasolio, il prezzo ridicolo con cui riescono a vendere latte e anche la carne. A confermarlo ad Abruzzoweb Gino Guetti, allevatore di Onna, frazione del capoluogo.

"I lupi dell'Appennino - spiega - erano molto schivi e selvatici era difficile a vederli, avevano paura dell'uomo. Ora però, stiamo riscontrando la presenza sempre più numerosa di lupi ibridati, con cani, e secondo me anche con razze di lupi cecoslovacche e canadesi, che sono di un'altra pasta, molto più forti e aggressivi. Quando ci sono gli accoppiamenti è chiaro che le femmine vengano prese tutte da queste specie nuove arrivate". Non è un caso, così, che le uccisioni di pecore e vitelli si sono moltiplicate.

Un problema ben presente al Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Lega, che sta conducendo il progetto europeo Life Mirco Lupo, con operazioni per catturare ibridi lupo, per sterilizzarli. Aree critiche sono nel territorio di Assergi, nel versante aquilano del Parco, l'altra è ricompresa tra i comuni di Villa Celiera e Carpineto della Nora, nel versante pescarese.

Qui, in particolare, le fototrappole installate dai tecnici di Mirco Lupo, hanno registrato l'anno scorso il passaggio di un branco di otto lupi, cinque dei quali hanno un mantello più scuro rispetto al fenotipo proprio della specie appenninica.

A marzo scorso nelle fototrappole è apparso un branco di nove animali: tre lupi e altri sei con caratteri riconducibili a cani di razza Alaskan Malamut. I referenti scientifici di progetto ricordano la grave disparità numerica, in Italia, tra lupi (1.500-2mila) e cani vaganti (circa 700 mila). I dati raccolti dal progetto “Mirco Lupo” tramite monitoraggio radiotelemetrico indicano che i grandi predatori, come i cani, se trovano sul territorio disponibilità di cibo, scarti di macellazione o carcasse di animali abbandonate, tendono ad alimentarsene. E in queste aree lupi e cani si incontrano e trovano occasioni di accoppiarsi. E’ indispensabile, sottolineano, combattere il randagismo, migliorando la custodia dei cani da lavoro e d’affezione.

"Questi predatori - conferma Guetti - si avvicinano all'uomo, non hanno paura. E sono sempre più numerosi. I danni che subiamo noi allevatori, che abbiamo le bestie sul Gran Sasso, sono enormi"  

 

L’ATsenzaGP Ticino ha preso atto del comunicato odierno concernente le predazioni sopravvenute gli scorsi mesi in val Canaria. Si constata innanzitutto che l’informazione giunge a quasi 2 mesi dalla prima predazione (30 luglio) e a un mese dall’ultima (23 agosto) e che, diversamente dai comunicati emanati in passato, non si fornisce nessuna indicazione riguardo all’esemplare che ha predato.

Sorgono quindi almeno un paio di domande: trattasi del medesimo lupo (maschio o femmina?) che ha predato, in due occasioni 6 pecore in val Bedretto all’inizio di luglio? È pure il medesimo che ha predato durante il mese di agosto nell'Unteralptal oppure un altro esemplare? Siccome questo lupo era stato anche fotografato, si avvicinava alle persone e sembrava avesse un aspetto particolare e abitudini diurne, l’analisi del DNA ha davvero potuto escludere che si tratti di un ibrido?

D’altra parte si prende atto con rammarico che, ancora una volta, l’autorità costituita esita a regolamentare l’espansione del lupo (abbattimento) nonostante il superamento dei 25 capi uccisi in un mese o i 40 capi uccisi in 4 mesi, come previsto dalla Strategia lupo svizzera, cercando di giustificare tale decisione con il fatto che gli animali non erano sufficientemente protetti (pascolavano, di giorno, al di fuori delle recinzioni notturne e il lupo ha effettuato predazioni diurne). Si ricorda che la Strategia lupo specifica chiaramente che l’allevamento deve poter continuare a essere praticato senza restrizioni inaccettabili. Quindi da un lato l’autorità incoraggia l’allevamento del bestiame minuto all’aria aperta tramite aiuti finanziari e dall’altro non fa nulla per limitare l’espansione del lupo e per concedere una possibilità ai giovani che anche in futuro intendessero praticare serenamente quest’attività.

Per quanto riguarda le misure di protezione messe in atto dopo la prima predazione del 30 luglio, si sottolinea come la chiusura notturna in un recinto dei 900 ovini, oltre a causare un ingente lavoro supplementare al pastore, abbia confermato che tale soluzione peggiora la qualità di vita degli animali: lunghi percorsi giornalieri di andata e ritorno dal pascolo, minor crescita degli agnelli, comparsa di malattie infettive, in particolare della zoppina; senza scordare l’accumulo di escrementi nello stesso spazio e il conseguente degrado del medesimo. Confrontata con tali costatazioni, l’ATsenzaGP esprime la massima solidarietà nei confronti del gestore dell’alpe e del pastore che hanno vissuto una stagione alpestre "da dimenticare", carica di sofferenza e preoccupazioni riguardo al futuro. Non possiamo sottacere anche una certa delusione per l'intempestività degli interventi in loco e per le modalità di comunicazione da parte degli uffici competenti, che non sembrano avere avuto a cuore i principi elementari della solerzia e della trasparenza.

L’ATsenzaGP sostiene la revisione della legge sulla caccia voluta dal Governo, votata alle camere ed è fermamente contraria al referendum annunciato da alcune associazioni. Inoltre continuerà a fare tutto il possibile per ottenere modifiche legislative che permettano una sana regolamentazione dell'espansione di questo predatore e per evitare che questa limitazione venga lasciata alla libera iniziativa dettata dalla disperazione, come avviene nei paesi confinanti. Se malauguratamente non dovessimo riuscire in questo intento, l’allevamento tradizionale, che oggi viene apprezzato dai più, sarebbe destinato a un declino silenzioso e irreversibile. Questo andrebbe a svantaggio di tutti, anche di coloro che si auto-proclamano difensori di una biodiversità artificiale e distorta.

Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino.

Cari soci, simpatizzanti e interessati

Venerdì 13 settembre 2019, dalle 19.30, saranno accesi in tutta Europa fuochi di solidarietà per rendere consapevoli tutti gli interessati sul problema della diffusione sfrenata dei lupi e di altri grandi predatori e della messa a rischio delle tradizioni pluricentenarie della pastorizia e dello sfruttamento degli alpeggi. Diversi Paesi europei hanno aderito a questa manifestazione internazionale di solidarietà.

Anche in Svizzera le nostre organizzazioni sorelle organizzeranno in molti cantoni fuochi di solidarietà.

Nel canton Grigioni saranno accesi dei fuochi in due località:

Dove

Ora

Organizzazione

Contatto

Poschiavo, Bivio per Alpe Sassiglion

(Pradasc’/Cansumé)

19.30

Membri poschiavini Comitato Ass. per un Territorio senza Grandi Predatori, GR

 

Hans Russi

081 844 01 41

 

Pany in Prettigovia

Sotto il ristorante  Güggelstein, nei pressi della stazione a valle della sciovia

 

19.30

Bauernverein Prättigau e Associazione territori senza grandi predatori Grigioni

Rico Calcagnini

081 328 24 78

 

 

Invitiamo tutti i membri, i simpatizzanti e gli interessati a prender parte a questa manifestazione, dimostrando così la propria solidarietà con la popolazione colpita nel nostro paese e altrove da questo problema.

Cordiali saluti

Per l’«Associazione territorio senza grandi predatori GR»

Hans Russi, vicepresidente

Preoccupati dal reinsediamento sfrenato del lupo e di altri grandi predatori in territori popolati del cantone dei Grigioni e di tutto l’Arco alpino, i partecipanti e le organizzazioni responsabili della serata informativa «Der Wolf ist überall» («Il lupo è ovunque»), hanno approvato la seguente risoluzione:

Chiediamo al signor Marc Chardonnens, direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente UFAM e alla signora consigliera federale Simonetta Sommaruga, direttrice del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), di assumere la rispettiva responsabilità e di cercare soluzioni per i seguenti quesiti:

  • Nella Convenzione di Berna il lupo, da «strettamente protetto», deve essere portato a «protetto», altrimenti si deve revocare la Convenzione, come richiesto dalla mozione Fournier.
  • Chiediamo una legislazione incisiva per la protezione del bestiame e degli esseri umani dagli attacchi di grandi predatori. Il rischio di possibili incidenti con esseri umani e le sofferenze degli animali predati non sono più tollerabili.
  • La competenza di regolare le popolazioni di lupi va delegata ai Cantoni.
  • La comunicazione delle amministrazioni con la popolazione colpita e con gli allevatori deve essere tempestiva ed efficiente.
  • I costi di una protezione efficiente delle greggi devono essere sopportati dalla Confederazione.
  • Il futuro della biodiversità nell’area alpina deve essere assicurata e l’inselvatichimento dei pascoli evitato.

Rico Calcagnini, presidente Associazione territorio senza grandi predatori, Grigioni
Thomas Roffler, presidente Unione grigionese dei contadini
Duosch Städler, presidente Unione grigionese allevatori di ovini
Hans Ueli Wehrli, presidente Unione allevatori di caprini, Grigioni
Cornelia Aliesch, presidentessa Società grigionese alpigiani

Cazis, 17 maggio 2019

Il 10 febbraio gli urani hanno accolto l’iniziativa costituzionale dell’Unione dei contadini «Per la regolazione dei grandi predatori» con il 70.22% dei voti.

di Rico Calcagnini

Con questa decisione il cantone ottiene la competenza costituzionale di emanare prescrizioni per la protezione da grandi predatori e per la regolazione delle relative popolazioni.

Isidor Baumann, Consigliere agli Stati afferma: «L’articolo costituzionale è uno strumento di cui si può far uso, se si delineano sviluppi nefasti. Il canton Uri è molto preoccupato della situazione.»

Per Vendolin Loretz, presidente dell’Unione dei contadini urana, è chiaro che «diverse misure non hanno ottenuto il risultato sperato. L’iniziativa è l’ultima misura che ci resta. […] Attualmente sulla protezione dei grandi predatori non ci sono limiti. Possono fare ciò che vogliono.»

Questo risultato, unico nel nostro paese, è un segnale contro la diffusione incontrollata del lupo, dell’orso e della lince!

Peccato che la maggior parte dei media non abbia ritenuto questo risultato degno di nota.

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